CULTURA

La fruizione del museo. Come i nuovi Whitney e Cooper-Hewitt di New York dialogano con il pubblico

CULTURA

aIn tutto il mondo i musei sperimentano nuovi metodi per dialogare con il pubblico. Ecco cosa fanno due grandi istituzioni di New York, appena riaffacciatesi sulla scena: il Whitney Museum di arte americana e il Cooper-Hewitt di design, visitati di recente. Pur diversi nella loro natura, i due centri dimostrano come i reparti di educazione siano sempre più centrali nella vita di un museo, valorizzando le collezioni e inventando strategie di dialogo con un pubblico che esige in maniera crescente un’esperienza di visita trasformativa e personalizzata.

Iniziamo dal primo, il Whitney. Inaugurato a maggio 2015 a firma dello studio Renzo Piano, il nuovo museo dell’arte americana contemporanea si è spostato da Madison Avenue, nella parte alta di Manhattan, al Meatpacking, tornando lì dove nacque nel 1930. Oggi sorge come una torre d’avvistamento tra i grattacieli e il fiume Hudson e attira come un catalizzatore il mondo che circola all’esterno. Coperto per buona parte di vetro, il Whitney dialoga con la natura, tra l’acqua del fiume e il verde della High Line, la vecchia ferrovia sopraelevata di New York che portava generi alimentari ai grossisti. Alcuni sono ancora lì, i cosiddetti meatpackers, ma la High Line, un tempo dismessa, è stata recuperata grazie a un progetto dei cittadini che ha portato a una riqualificazione verde lungo un percorso punteggiato di opere d’arte contemporanea (curate da una gestione diversa dal museo). La riqualificazione del quartiere vede nel Whitney il suo fiore all’occhiello, contribuendo a farne uno dei posti più trendy della città; tra il museo, il fiume, la High Line, i negozi di abbigliamento e i ristoranti c’è tanto da vedere e da fare.

La mostra al momento in corso, America is hard to see, divide in diversi capitoli la collezione del museo, l’arte americana dal primo nucleo raccolto da Gertrude Vanderbilt Whitney fino alle ultimi acquisizioni. Proposte di temi e non lezioni di storia dell’arte, presentate allo spettatore che naviga autonomamente in questo ampio spazio illuminato, assistito se occorre dal personale museale e in grado di accedere con facilità alle informazioni a vari livelli (dalle indicazioni ai testi che accompagnano le opere). Magnifiche le terrazze dove affacciarsi sul paesaggio circostante per una pausa, anch’esse utilizzate per installazioni d’arte. Alla fine della visita la sensazione è che ci siamo creati il nostro itinerario muovendoci liberamente fra le collezioni e l’architettura, secondo l’istinto e l’interesse, godendo dell’offerta museale per un tempo esteso oltre quello dedicato alla sola mostra.

Parliamo con Kathryn Potts, Associate Director della Helena Rubinstein Chair of Education. Ci racconta di come il nuovo museo sia proiettato al dialogo con il tessuto urbano circostante, sia visivamente collegandosi alla High Line (la scala per accedervi è di fronte all’ingresso del museo e parte del tracciato è visibile dall’interno), e nei contenuti con molti programmi ad hoc per i visitatori. Nei 20 000 m2 il dipartimento educazione ha per la prima volta uno spazio suo, il piano centrale, che si ispira alle teorie di John Dewey di Art as experience. Le attività valorizzano le collezioni e le mostre e sono calibrate sulle diverse comunità che abitano e frequentano il quartiere, dal turista alle minoranze etniche. Il dialogo con gli artisti è importante per questo museo, che li coinvolge per spiegare il loro lavoro o guidare workshop; mentre gli educatori mettono a punto laboratori tematici e progetti hands-on (noi diremmo con mani in pasta); le guide multimediali sono pensate anche per i più giovani (foto in alto). Con 99 objects, per esempio, ogni giorno artisti, scrittori, curatori, educatori a turno daranno la loro interpretazione di un’opera della collezione, creando una costellazione di prospettive sull’arte. I programmi del dipartimento si possono vedere qui.

Il secondo museo, il Cooper-Hewitt, è una antica residenza dei Carnegie, riadattata a museo del Design che è una sezione dello Smithsonian, davanti a Central Park e vicino al Metropolitan Museum. Riaperto a dicembre 2014 offre al visitatore nuove tecniche di interazione durante la visita. Entrare nel museo è un’esperienza di cosa vuol dire l’internet of things, ovvero internet che interagisce con gli oggetti e questi con le persone. All’ingresso viene fornita una penna elettronica che permette di salvare durante la visita le opere che interessano di più, per rivederle a casa su una pagina web che si genera grazie a un link sul biglietto d’ingresso. La mostra di architettura Provocations: The Architecture And Design Of Heatherwick Studio rifugge il rischio di una noiosa serie di modellini e disegni grazie a un allestimento accattivante, a prototipi dinamici e agli assistenti; questi regolarmente arrivano in sala invitando il pubblico ad approfondire alcune opere presenti e stimolando il dialogo. Volendo si può prendere la brochure/catalogo della mostra staccandola da un rullo dove è avvolta come una bobina, e piegarla comodamente in tasca.

Tra un piano e l’altro ci fermiamo a vedere la storia del museo e della collezione su un grande schermo, con una interfaccia di facile navigazione e contenuti chiari. Ci troviamo poi nella mostra sulla storia dei posters, dove viene approfondito il ‘come si fa’. Ai tavoli touch possiamo creare per esempio dei pattern e vederli subito proiettati su delle pareti (foto in basso), o ideare oggetti e mobili con la stessa penna fornita all’ingresso, e in tempo reale vederli tradotti in 3D. Le interazioni sono diverse e a diversi livelli e il percorso si chiude con un laboratorio attrezzato per imparare facendo (il learning by doing). Mentre usciamo notiamo che una parte del laboratorio è dedicata a oggetti di uso quotidiano in vari materiali, su cui si vuole portare l’attenzione riflettendo sui tempi di smaltimento nell’ambiente. Lasciamo l’edificio con la sensazione di essere stati accompagnati per tutto il percorso, e aver vissuto il museo. Tornando a casa continua la visita riguardando sul sito apposito tutte le opere che abbiamo salvato durante la visita. La sezione Education del museo ha tutti i programmi relativi alle mostre e le collezioni.

Il Whitney e il Cooper-Hewitt si sono riaffacciati sulla scena newyorkese rinnovati non solo nella loro sede fisica, ma anche nelle iniziative per il pubblico, dando il loro – a nostro avviso riuscito – contributo. A voi la parola.

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