CULTURA

Fabio Gallo: entusiasta delle direttive del MiBACT e del dg Antonio Lampis

Patrimonio Culturale Italiano

Patrimonio Culturale Italiano

Redazione ComunicareITALIA/

“Lavoro con la mia equipe dal 2003 in questa direzione e oggi, dopo 15 anni, il Governo ha compreso che si tratta della strada del futuro. Finalmente si parla di principio di sussidierietà nel mondo del Patrimonio Culturale e sono davvero felice che ne parli il Direttore Generale Antonio Lampis che personalmente stimo molto per le sue idee”. Lo ha dichiarato Fabio Gallo, Antropologo ed esperto di gestione della Conoscenza che ha fondato il DIGITAL CULTURA HERITAGE MUSEUM (www.italiaexcelsa.it), un viaggio nel Patrimonio Culturale Italiano, primo interamente in chiave visuale e condivisibile in rete, nel quale accede il suo ultimo capolavoro COSENZA CRISTIANA che, recentemente, ha meritato le attenzioni del Ministro Dario Franceschini che, proprio innanzi alla bellezza di questo lavoro digitale, ha inserito tra le Città storiche da finanziare, quella di Cosenza (www.cosenzacristiana.it).

Immagine tratta da COSENZA CRISTIANA

Immagine tratta da COSENZA CRISTIANA

LE DICHIARAZIONI DI ANTONIO LAMPIS da Ag Cult
La “mia missione principale è questa”: costruire un sistema museale nazionale che sia “inclusivo, non gerarchico, ispirato ai protocolli di rete”. Antonio Lampis, direttore della Direzione Generale Musei del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, traccia le linee di come sarà il “suo” Sistema museale nazionale. Suo perché adesso è lui che dovrà mettere nero su bianco l’organizzazione e il funzionamento del meccanismo pensato dal ministro Dario Franceschini nel 2014 come parte della riforma dei musei. A breve il ministro varerà il decreto con cui verranno ratificati i livelli uniformi di qualità (Luq) e definite le modalità di accreditamento dei musei al sistema. Dopodiché, ma non prima di aprile o maggio, Lampis pubblicherà il suo decreto.

“Un decreto che ho quasi già tutto pronto nella mia testa – spiega ad AgCult – e che definirà modalità di organizzazione e funzionamento di un sistema museale che comprenda tutto: musei statali, regionali, comunali, privati”. C’è tanto da fare, assicura. La riforma dei musei prevede che dopo l’approvazione degli standard, il direttore generale Musei faccia una regolamentazione di come si costruisce il sistema. “Mi confronterò con il Cts (Comitato tecnico scientifico Musei ed Economia della Cultura), poi lo porterò al Consiglio superiore dei Beni culturali e solo allora si potrà approvare”.

IL SISTEMA NAZIONALE DEI MUSEI
Ma come sarà organizzato questo sistema museale nazionale? Lampis fin dai primi giorni dopo il suo insediamento ne ha parlato molto spesso. “Gestione sostenibile e governance partecipativa sono i pilasti portanti del sistema nazionale dei musei – spiegava a ottobre 2017 lo stesso Lampis a Palermo -. Aver messo l’accento su tali elementi rende ovvio e necessario il collegamento dei musei al territorio cittadino o regionale nel quale sono stati creati. Il punto di forza italiano, in assenza di uno storico disegno nazionale stile Louvre o Prado, sta proprio in questo collegamento in capo allo Stato, di centinaia di musei e luoghi della cultura che, grazie ad un protocollo di rete avanzato, appunto il sistema museale, potranno avere nuovi strumenti e occasioni per moltiplicare gli effetti positivi di ogni singolo loro impatto nella società”.
Per Lampis appare scontato che il sistema nazionale dei musei “debba essere fondato sul collegamento tra i musei di proprietà pubblica e privata, secondo il principio di sussidiarietà, distante da modelli gerarchici e fondato su pratiche di inclusione, scambio di informazioni e buone pratiche, formazione coordinata e concepito come aperto all’evoluzione verso progressivi livelli di rispondenza agli standard.

Le nuove menti gestiscono fin dall’infanzia una vastissima complessità esperienziale, concepita in termini di evoluzione costante, dunque, anche il sistema nazionale dei musei non potrà che essere evolutivo e dovrà assomigliare il più possibile alle reti neurali, ai protocolli del web, essere assolutamente inclusivo”.

CHE COSA MANCA AI MUSEI
Oggi ai musei manca ancora, spiega Lampis, “un collegamento informatico condiviso e connesso con il Ministero, quel necessario collegamento che favorisca lo scambio di informazioni, la valutazione dei big data, le verifiche gestionali, e che finalmente possa accelerare la gestione contabile. I sistemi di protocollo di rete attuali non possono che essere fondati sul collegamento, non sull’appartenenza e quindi, il lavoro sugli standard sarà un work in progress, sarà un’aspettativa di perfezionamento anche nello spirito delle indicazioni che ci vengono dalla comunità europea e dal buon senso”.

IL VANTAGGIO SOCIALE
Ultimo punto sul quale porre un accento particolare nel panorama della normativa connessa al sistema museale nazionale è “l’importanza dello SROI (Social Return of Investment)”. Per Lampis, “quando parliamo di sostenibilità economica dei musei non intendiamo solo entrate e uscite, ma la valutazione consapevole dei benefici economici ai territori che derivano dalla loro mission istituzionale e sociale. Ad esempio, le visite guidate gratuite che i musei forniscono alle scuole e alle università sono un contributo che il Mibact fornisce al sistema istruzione e tale contributo dovrebbe entrare nel conto economico o almeno nel bilancio sociale del Mibact. Il punto di arrivo di una buona gestione è rendere noto il bilancio sociale. Il sistema nazionale museale racconterà anche questo. Tutto ciò che sarà speso per la gestione di un museo andrà comunicato ai cittadini in termini di vantaggio sociale perché il settore culturale produce di gran lunga di più di quanto spende”.

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