APERTURA

Città storiche: cosa non fare! A cura di Gianluca Nava

a cura del Prof. Gianluca Nava, delegato Restauro e patrimonio culturale Movimento NOI/

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Gianluca Nava – Delegato al Restauro e Beni Culturali del Movimento NOI

Prima di affrontare la questione relativa alle Città Storiche, va detto che la loro morte è solo questione afferente il mondo della politica. Lasciare morire il cuore antico delle nostre Città, significa non avere nulla da dire al Turista, al Viaggiatore e al Pellegrino che, muovendosi, muove anche l’economia e produce lavoro e occupazione. Il Movimento NOI – Rete Umana, ha un grande progetto per la riedificazione prima “morale” e poi strutturale delle Città Storiche, delle quali si occuperà politicamente. Ma ora, in attesa di avere i numeri per farlo, l’analisi critica dell’esistente ci consente di avere una visione allargata di quanto accade attualmente.

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I tetti di parte della vasta Città Storica di Cosenza -Foto: cortesia ITALIAEXCELSA

ITALIA: UNA SOLA GRANDE CITTA’ STORICA
L’Italia è una enorme CITTA’ STORICA. Ciò che rende vera e viva questa affermazione è l’enormità della superficie del nostro territorio che presenta patrimonio costruito di almeno cento anni (…o giù di li…). Tecnicamente, può dividersi dal costruito moderno che conserva al suo interno la presenza delle malte cementizie e, nello specifico, del cemento Portland. Essere coscienti di questa verità presuppone che, le valutazioni dei “fenomeni” che ci circondano, siano complete e pertinenti e soprattutto non generino falsità, luoghi comuni o, nel peggiore dei casi, elidano l’esistenza stessa di questi nuclei.

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Panoramica di parte della Città Storica di Cosenza -Foto: cortesia ITALIAEXCELSA

CITTA’ STORICHE E NON CENTRI STORICI
Più impropriamente nominati “centri storici”, si tratta invece di “città storiche”, ovvero di nuclei che i nostri antenati hanno provveduto a pensare e realizzare, con strumenti, tecniche e temperie culturali coeve al momento del concepimento. L’errore lessicale che sovente si compie, dunque, racchiude un approccio metodologico e teorico che non giova alla sua attualizzazione, dove l’assunzione cronologica non è da intendersi come istinto modernizzante, bensì un modo consono di fruizione, finalmente rispettoso di una solida e impenetrabile INTEGRITA’. Le riflessioni sull’integrità delle nostre città antiche, scaturiscono dalle attuali (purtroppo!!!) tendenze, diabolicamente opposte, che imperano nel pensiero dei nostri amministratori.

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I tetti di parte della vasta Città Storica di Cosenza – In primo piano il Duomo di Cosenza – Foto: cortesia ITALIAEXCELSA

L’ITALIA VANTA CORRETTI MODELLI DI USO DELLE CITTA’ ANTICHE
Fatte le opportune eccezioni, che si ergono a modelli da imitare, si pensa sempre più sovente ai nostri angoli di identità, come delle vetrine contenenti dei giocattoli da possedere, da acquistare o da consumare. Il significato dei verbi citati è assolutamente antitetico con il corretto pensiero da proporre, anche per supportare un eventuale e concreta ipotesi di sviluppo e di economia. L’Italia può vantare esempi di corretto “uso” delle città antiche che si localizzano in Toscana, Emilia Romagna e Marche (Firenze, Ferrara e Urbino), dove le comunità (intese come governi locali) non si sono adoperate ponendo in essere degli stravolgimenti delle cosiddette “funzioni” ed hanno storicamente agito nell’assecondare le vocazioni pulsanti identitarie di quei posti.

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Alcuni edifici abbandonati all’incuria nel cuore della Città Storica di Cosenza

SU COSENZA GRAVI RESPONSABILITA’ DEGLI AMMINISTRATORI
Il nostro vanto, nel caso contradditorio, non può certamente dirsi nei “modelli” di Cosenza e Matera, quest’ultima, opponibile con molta veemenza, poiché designata come Capitale della Cultura 2019. Nel caso della città calabrese, gli amministratori locali, con alterne responsabilità di diverso peso e misura, hanno pensato che il nucleo antico fosse da consumare destinando economie sempre più ridicole, eliminando da questo le funzioni “imprescindibili” per la sopravvivenza ed inserendo dei “doni con fiocco” da propinare ad un “tipo” di turista distratto e veloce. L’aggravante, per questo “modello” è che nel novero dei turisti, i cosentini, sono stati costretti ad auto includersi, poiché, citando Pierluigi Cervellati, le città appartengono prima alle persone e, solo poi, agli ambienti che li ospitano.

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Città Storica di Cosenza: Biblioteca Civica e Statua di Bernardino Telesio – Foto: cortesia ITALIAEXCELSA

COSENZA ABBANDONATA DAI COSENTINI CHE ORA INIZIANO A CAPIRE IL DANNO GRAVE
Cosenza, quindi, è stata abbandonata dai cosentini che, ora chiedono, più o meno consapevolmente che, si cancelli l’errore da loro compiuto. Con molto rigore, si citano elogiandoli, modelli “di gestione” recenti (governo Mancini) che andrebbero, per opinione diffusa, reiterati. Sapendo di attirarmi l’ira dei lettori bruzi, credo che l’espressione governativa idonea a pensare l’esistenza stessa di Cosenza storica, non ci sia mai stata. Cosenza, ha inferto al cuore pulsante della sua identità un colpo che sta per decretare il suo orribile e diabolico oblìo. Lo ha fatto considerando che la modernità si cucisse al suo abito molto più di qualsiasi altra cosa. E’ dunque chiarito il grande errore, non solo lessicale, che non trattasi di “centri storici” ma di “città storiche”. Questi nuclei ci hanno accolto e noi vi abbiamo vissuto, così come abitiamo e viviamo le nostre case Hi-tech, con gli ascensori, l’aria condizionata e le mega TV in 4K.

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Città Storica di Cosenza – Foto: cortesia ITALIAEXCELSA

CENTRI STORICI: DANNOSI ASSEMBRAMENTI DI BOTTEGHE CHE CREANO “FALSI OCCASIONALI”
Noi dobbiamo tornare a viverle
non come fossero dei contenitori alieni, ma come piccoli scrigni di vita quotidiana, con normalità e buon senso. Nell’esempio di Cosenza, non va omesso che l’oblìo ha prodotto una “regolare” anomalia di tipo sismico, unita ad emergenze di dissesto idrico e geologico. Prima ancora di richiamare orde di gente da ogni dove, i cosentini dovranno essere bravi a “restaurarsi”. Un restauro del pensiero ancor prima di quello canonico delle strutture. Un lavoro pluriennale, alacre, certosino che ricostruisca un puzzle esploso centinaia di anni fa. Non è incentivando gli spazi di movida notturna, di ristorazione di varia qualità e costo, di comunicazione di brand più o meno autoctoni e né assemblando negozietti di artigianato di dubbia matrice asiatico-bruzia che ci si può auto-assolvere o, auto incensarsi per un elenco di iniziative che celano dietro il significato di “cultura”, false ipotesi di reintegrazione o re-occupazione. Non sono attuabili, allo stesso modo delle citate, l’assembramento di botteghe di antichi mestieri, replicate in un “falso” senso una dietro l’altra.

Il Movimento NOI - Rete Umana

Il Movimento NOI – Rete Umana

I CENTRI STORICI HANNO BISOGNO DI VITA AUTENTICA E DEDICATA
Le nostre città hanno sempre avuto l’arrotino, il fabbro, il droghiere, il liutaio, il restauratore, il panettiere e poi anche la scuola, il luogo per curarsi il fisico e la mente, il luogo ove mangiare o ascoltare musica o bere un caffè con gli amici. Debbono continuare ad essere così…niente di più! Tutto quello che si aggiunge è, antropologicamente avvertito, come diverso. Il turista vero, quello che resta almeno una settimana e che ritornerà con altre persone, ha bisogno che visitando si compia una magìa…una simbiosi!

LE CAPITALI DELLA CULTURA ALLA “SPICCIOLATA”
La nostra Italia non crea una magìa, quando, la Capitale della Cultura 2019, tramite gli amministratori locali del potere, si incanta con la “gallina dalle uova d’oro” e concede ad imprenditori della “spicciolata” le autorizzazioni per “assediare” il centro storico di Matera con centinaia di negozi del food, la quale tipicità è nefasta e pittoresca….Mentre le 4 librerie attive (alcune con tradizione pluriennale), chiudono! Il dato è secco e fa perdere il sonno!

LA DICOTOMIA: LE CAPITALI DELLA CULTURA CHIUDONO LE LIBRERIE
Ma come?!?…Siete la Capitale della Cultura e chiudete le librerie proprio lì dove si compie la magia e l’incanto che il turista anela? Storicamente non si tratta del primo esempio in cui veniamo smascherati. Altre volte abbiamo dovuto difendere il nostro appeal di nazione colta, eclissato da varie “furbate” del genere. E non siamo stati esentati da feroci critiche dall’esterno. A ragion veduta però… Le città storiche non vanno consumate, ma vanno vissute! E’ questa la strada da seguire.

Lo sviluppo sostenibile è un assioma da perpetrare ovunque.

QUALE STILE DI VITA ED ECONOMIA NEL FUTURO?
Consumare in un modo corretto e lungimirante quello di cui si dispone. Questa è la nostra nuova vita! Un modello alternativo non esiste, non è attuabile, è dannoso e produce esclusivamente il desiderio economico dei “prenditori” ed il loro immediato incanto. Questo pseudo-idillio si traduce in un turismo “di massa” per il quale non tutte le nostre città storiche sono vocate. Avere migliaia di turisti che riempiono i nostri “piccoli” nuclei storici consumando vagonate di hamburgers è una attività alla quale non siamo vocati. Per le loro naturali dimensioni, le nostre città, al dire il vero, non hanno bisogno nemmeno di migliaia di turisti che pretendono di avere da noi quel che hanno nei luoghi da dove provengono.

TURISMO: ACCOGLIERE EDUCANDO
Le città italiane che possono offrire questo esistono già e sono anche troppe. Il turista straniero deve essere educato (ed esistono dei modi consolidati ed affidabili per farlo!) a visitare la nostra identità, la nostra tipicità, il nostro modo di pensare, ma soprattutto il nostro modo di vivere!!! Qualcuno mi spieghi quanto sia valida la visita di Otto Bergen, Cho Ming, Fred Smith che passeggiano per i vicoli di Matera e Cosenza, fagocitando “robaccia” come nelle loro città al posto dei “cadeau” della dieta mediterranea, oppure allineandosi nei percorsi tradizionali dei luoghi di culto, privandosi delle nostre tipiche “urla” o di un concerto improvvisato in un anfratto. Il futuro delle città italiane passa attraverso un rinnovato pensiero delle stesse, delle loro propensioni e delle loro regole. Molto c’è da fare…ma tra pensare il solo bene ed attuare la rinascita, il passo è breve.

 

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