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Google, 3.3 – 4.3% Pil Italia nel 2015. Ma: “ATTENTI AL LUPO”

GOOGLE e la crescita del Pil in Italia

GOOGLE e la crescita del Pil in Italia

Il contributo che il web fornirà all’economia dell’Italia nel 2015 oscillerà tra il 3,3% e il 4,3% del Pil e la cosiddetta INTERNET ECONOMY registrerà una crescita annua tra il 13% e il 18%, raggiungendo i 59 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 31 miliardi del 2010. Lo ha detto Giorgia Albetino, responsabile relazioni istituzionali di Google, in occasione di un’intesa siglata oggi con Regione Toscana e Cna, dedicata alla formazione dei giovani e digitalizzazione delle Pmi.

MA…AFFERMANO GLI ESPERTI: ATTENTI A GOOGLE
In Italia sono tutti sono d’accordo sulla crescita che verrà dalle interrelazioni offerte dalla rete ma non sono tutti d’accordo sul dominio monopolistico di GOOGLE e si sta costituendo un comitato di esperti nella materia della gestione della conoscenza la cui mission sarà quella di analizzare le metodologie adottate da Google nella gestione della conoscenza per trasmettere note agli organi competenti.

“Se Google intende mostrarsi come la manna dal cielo della new economy ed essere credibile sul piano etico, deve avere la capacità di attivare un serio e vero progetto a favore della società del lavoro, dei giovani che si sforzano di far decollare progetti aziende, etc.
Se non paghi, afferma E.C. del comitato di analisi – Google (e altri motori) non ha motivo di attribuirti un posizionamento per quanto tu investi in innovazione e tecnologia per essere presente in rete in modo virtuoso e veritiero, dunque anche come contributo alla Community. Se paghi, invece, puoi dire anche un mare di cavolate all’interno di un semplice blog, ma stai certo che sarai sempre in prima posizione.
La pericolosità insita nella politica di Google è il suo atteggiamento monopolistico rispetto al mercato che esso stesso genera e che dunque ha le sue regole. Oggi Google è il motore di ricerca più diffuso ma anche proprietario dei sistemi che ci consentono gratuitamente di pubblicare video (You Tube), delle mappe che ti indicano i percorsi da seguire, dei telefoni e Tablet; una simile assimilazione di tanti interessi ad un unico gestore e padrone è pericolosissima. La nostra, ci tengo a precisare, non è una guerra a Google, ma un’attività di analisi e ricerca che guarda esclusivamente al rispetto dei valori di una nuova Democrazia che si sta costruendo anche grazie alla comunicazione digitale. Curare i propri interessi sul mercato non sempre corrisponde a tutelare quelli degli altri”.

Alla domanda “da dove nasce la vostra idea di dare vita ad un gruppo di analisti dei comportamenti dei motori di ricerca” E.C. risponde: “dall’ascolto di una conferenza nella quale relazionava Fabio Gallo nell’ambito della Giornata Mondiale delle Comunicazione Sociali, presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. In questa conferenza Fabio Gallo pronosticò esattamente ciò che, effettivamente, è poi accaduto nei 4 anni successivi in Rete.  La sua relazione fu chiara e ci fece capire che presto avremmo avuto tutti l’esigenza di tutelare la rete in quanto luogo comune, applicando precise norme al settore della gestione della conoscenza e, dunque, anche al comportamento dei motori di ricerca”.

CHIEDIAMO A FABIO GALLO LUMI SULLA RETE
Il comitato preferisce rimanere nell’anonimato e noi di ComunicareITALIA intendiamo rispettare la loro privacy. Ma abbiamo rintracciato Fabio Gallo al quale abbiamo rivolto alcune domande.

ComunicareITALIA: cos’è Google? A noi sembra un Motore di ricerca…
Fabio Gallo: Google è una visione del futuro della gestione della conoscenza. Una visione in continuo mutamento.

ComunicareITALIA: ci spiega meglio?
Fabio Gallo: certo! la storia della comunicazione è semplicissima: grugniti, segali di fumo, segnali morse, telefono, radio, televisione, internet . Poi qualcuno ha detto: se tutto ciò che confluisce su internet potesse rispondere genericamente alla richiesta di un utente, questo, gioverebbe di una miriade di dati che si offrono alla sua domanda. Esempio: cerco una canna da pesca ma se non conosco esattamente il nome intero della canna da pesca o l’indirizzo URL dell’azienda che la produce, rischio di cercare a vita senza avere risposta da internet (http://www. ????). Finalmente un duo intelligente ha detto: proviamo a richiamare i dati che cerchiamo non per il loro nome esatto ma anche per macrocategorie di appartenenza. E così, oggi, grazie a quei giovanotti, oggi puoi interrogare internet scrivendo solo (canne da pesca) e lui, il motore di ricerca che si fa mediatore con internet (http://www. ????), ti porta tutte le canne da pesca che trova in rete, con le relative aziende che le costruiscono. Poi, e questo potrebbe risultare un problema che darà vita ad una vera guerra d’interessi dove a perderci sarà Golia, i motori di ricerca hanno aggiunto il lato remunerativo. Oggi la questione è questa: io cerco un dato e trovo solo ciò che qualcuno vuole io trovi. Questa si chiama “GESTIONE DELLA CONOSCENZA”: peggio della bomba atomica perché potremo essere trattati come Zombie.

ComunicareITALIA: Ma allora tutto questo è un bene? o no?
Fabio Gallo: certo, altrochè! ma il problema inizia proprio qui, perché a differenza dei segnali di fumo o dei segnali morse, oggi su Google, tu entri e fai una domanda e invece di ricevere una risposta logica, molto, molto spesso, ricevi un’offerta a pagamento.

ComunicareITALIA: Ci fa un esempio?
Fabio Gallo: facciamolo insieme (prende il suo tablet e noi redazione al pc, ndr.):
se un utente cerca oggi 14 Novembre su Google “cure per il cancro”  Google ti da subito un suggerimento a pagamento tra i suoi “annunci” che si chiama “Trattamento Escozul”, come ottenere Escozul da Cuba trattamento omeopatico. In seconda posizione, sempre prima pagina, ci appare www.ilsitodellozoo.com e poi un sito d’informazionne www.ecplanet.com e poi ancora un sito d’informazione giornalistica e poi “tom’s hardware” e poi “macrolibrarsi” (vendita video, libri, incensi, profumi, etc). L’Utente, però, ha fatto una domanda seria per risolvere un problema serio. L’Utente cerca “Cure per il Cancro” e non esce un solo ospedale. Questo essere privo di logica, dobbiamo far dire a Google, se è voluto, come molti iniziano a credere.

ComunicareITALIA: …è proprio vero!!
Fabio Gallo: Certo, ed evito di andare avanti….;anche io lavoro in rete e non vorrei essere inserito nella Black List dei nemici di Google (sorride). Nella sua visione alta di utilizzo dell’intelligenza connettiva Google ha trascurato il motore di ricerca nel senso più etico e vicino alle reali esigenze dell’utente della Rete e in modo speciale di centinaia di migliaia di piccole e medie aziende che lavorano dal basso. Ai motori di ricerca oggi  è affidato non solo il compito dell’informazione sommaria ma anche quello della formazione. Per questa svolta della Rete oggi tutti inizieranno a guardare con attenzione la carte sul tavolo.

ComunicareITALIA: cosa si potrebbe fare?
Fabio Gallo: Mettere ordine e dare limiti e regole da rispettare alle multinazionali che programmano per fini esclusivamente commerciali gli algoritmi che gestiscono le ricerche. Se un’azienda seria apre un sito e produce un prodotto e per farlo si assume costi industriali, responsabilità di assunzioni di personale, tasse, etc, nel momento in cui l’utente cerca il prodotto che l’azienda produce, è giusto che essa abbia priorità nella ricerca su tutti coloro i quali, magari, ne parlano su una testata giornalistica, un blog o altro. Così, semplicemente, si rispetterebbe il senso pratico della ricerca che aiuta il mercato e la crescita, poi, il senso critico dell’informazione.
Il problema si può risolvere con la registrazione degli utenti professionali che potrebbero costituire un riferimento prioritario nella rete che oggi e domani deve costituire il terreno del mercato.
Google, inoltre, ha abilmente utilizzato il tempo, in questi ultimi tre anni, per dettare e scrivere nella cultura che regola il nostro rapporto con la rete, un’astutissima equazione culturale e visuale che oggi ci rende prede di inerti di questo sistema interamente speculativo. Se acquistiamo un tablet Samsung, ad esempio, troviamo di default la stringa del motore di ricerca Google. Ciò significa che ai giovanissimi stiamo comunicando senza dirlo chiaramente che Internet è = a Google e, di conseguenza, Google=Internet. Vi sembra poco?

ComunicareITALIA: lei dice che un motore di ricerca può essere più pericoloso di una bomba atomica. In che senso?
Fabio Gallo: Chi ha il controllo della gestione della Conoscenza può farci pensare ciò che vuole con importanti ricadute sia suglia aspetti culturali che di mercato. Facciamo un esempio per scongiurare che possa accadere in futuro: se chi gestisce la conoscenza in rete, il luogo ove oggi si cresce, ci si incontra, si fa amicizia, il luogo ove  si scrive una moderna democrazia, volesse cancellare il termine “SHOAH”, piano piano inizia a metterlo in 3, 4, 5 decima pagina e così, lontano dagli occhi, questa enorme tragedia sarebbe anche lontana dal cuore. Nel giro di 3,4,5 anni, le generazioni di studenti, interrogando i motori di ricerca, non troverebbero ne immagini ne contenuti e la memoria ne sarebbe completamente cancellata. Mi pare, anche se sto citando un esempio molto suggestivo, che il danno sarebbe superiore all’esplosione di una bomba atomica. Se i Motori di ricerca come Google devono trarre vantaggi economici dai Cittadini del mondo, è giusto che a regolamentare questo modello di mercato, siano regole chiare e trasparenti. Sui Diritti dell’Uomo non si scherza.

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