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Italiani pazzi per Twitter: parte la sfida a Facebook

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Redazione ComunicareITALIA

Twitter

SE I TWEET fossero davvero cinguettii, sentireste un rumore assordante. Più di tre al secondo, duecento al minuto, dodicimila l’ora. E parliamo solo di quelli in italiano. Per Twitter è “il momento Facebook” del 2009: ovvero quando, dopo quell’estate, finalmente il “libro della facce” di Mark Zuckerberg è diventato popolare in Italia e tutti hanno iniziato a usarlo e un giorno hai scoperto che avevano aperto un profilo anche la nonna di 70 anni che in rete aveva ritrovato i compagni di scuola, e il nipotino che si era registrato mentendo sull’età per aggirare il divieto dei 13 anni. Insomma, tutti: il 93 per cento di quelli che usano Internet in Italia. Ora quel boom – sebbene con dimensioni ancora inferiori, parliamo di uno a dieci – tocca al social network da 140 caratteri.

Che poi è anche una consuetudine pigra continuare a chiamare così Twitter perché in fondo nello spazio di 140 caratteri ci stanno ormai un sacco di altre cose. Per esempio ci sono facili modi per mandare tweet più lunghi che si chiamano appunto “twitlonger”. E ci sono tanti che mandano link ad articoli: li clicchi e leggi un trattato se vuoi. Ci sono le foto. E ci sono i video, l’ultima moda. Per esempio Fiorello, che ha appena superato i 200 mila followers, posta regolarmente le clip del backstage del suo spettacolo realizzate con l’iPhone: lui che canta con Tony Bennet, lui che scherza con Biagio Antonacci, lui che sfotte il maestro Cremonesi… Mentre la moglie di Jovanotti, Francesca Valiani (nome in codice: fvali11) è il twit-fotografo ufficioso del tour del marito, “Ora”: le foto scattate anche in questo caso con il telefonino, grazie a semplici filtri e a un accesso al divo, diciamo così, privilegiato, sono davvero belle. Poetiche.

Ecco: il successo di Fiorello e Jovanotti è il segnale più evidente del fatto che Twitter sta diventando pop. I giorni scorsi, seguendo il flusso dei messaggi, sembrava di stare su Sorrisi & Canzoni Tv: c’era Jerry Calà che si presentava come ai tempi di “capito mi hai?”; Red Ronnie che cercava di farci dimenticare gli scivoloni politici della primavera scorsa; Claudio Cecchetto che dava il tempo come fosse in discoteca; e persino Ornella Vanoni che promuoveva il suo ultimo libro. Or-nel-la-Va-no-ni, capite? Insomma, una festa per chi apprezza il genere. Tutti a cinguettare: per non parlare di calciatori, Quelli che su Twitter ci stanno da tempo guardano con fastidio a questa improvvisa popolarizzazione (tweet di ieri di martacagnola: “Rivoglio le celebrity che si alzavano tardi scatarrando fanculi. Ti svegli e questi è un’ora che cinguettano l’un l’altro buongiorno”). Eppure è un film già visto: è un po’ quello che accadde negli Stati Uniti quando la star Oprah Winfrey aprì il suo account e nel giro di pochi giorni il social network creato nel 2006 da Biz Stone e Jack Dorsey (ok, non fu solo opera loro, ma diamo per buona la storia ufficiale) fece il botto. L’arrivo dei divi infatti spinse molti a sforzarsi di superare le oggettive difficoltà della piattaforma che, al contrario di Facebook, ha un linguaggio tutto suo fatto di follow friday, retweet, hashtag eccetera. Molti si iscrivono e poi pensano: “Ora che faccio? Come funziona?”. Ci sono tante cose da sapere. Il cancelletto per esempio è uno strumento fondamentale per segnalare un argomento e entrare in una conversazione (claudiocalicchi: “il tasto # era inutile sulla mia tastiera: poi è arrivato Twitter”).

Anche in Italia quindi l’arrivo delle star sta facendo esplodere le iscrizioni. “In queste settimane c’è stata una chiara modifica della tipologia degli utenti” osserva Vincenzo Cosenza, attento studioso di social media, “gli argomenti più discussi, i cosiddetti trending topic, prima avevano a che fare con temi tecnologici, tipici degli iscritti della prima ora; oggi riguardano tutti i temi di attualità, con un forte peso dei teen ager”. Secondo una ricerca mondiale appena pubblicata da GlobalWebIndex, l’Italia, così indietro su tanti aspetti della vita online come per esempio il commercio elettronico, ha la leadership europea sull’utilizzo di Twitter grazie proprio alla spinta che viene dai giovani utenti i quali in compenso starebbero mostrando segnali di stanchezza per Facebook.

La differenza abissale fra le due piattaforme è stata raccontata in tanti modi, ma forse un tweet è il modo più efficace: “Su Twitter si trovano i migliori sconosciuti che si conoscano” (by specchionero). Oppure: “Twitter ti fa amare persone che non hai mai conosciuto. Facebook ti fa odiare persone che conosci da tanto tempo” (by ItsNoraJMalik). Ecco, uno è un posto dove stare in famiglia e con gli amici a guardare vecchie foto; l’altro è come spalancare le finestre ed essere investiti dal battito del mondo. Non è una esagerazione dirlo: ogni settimana viene inviato un miliardo di tweet (ci sono voluti tre anni due mesi e un giorno per arrivare al primo miliardo); nei quattro secondi dopo l’ultimo capodanno, in Giappone ne sono stati inviati 6939 al secondo (record imbattuto). Il numero esatto di quanti utenti ci siano, Twitter misteriosamente non lo rivela, ma stime attendibili dicono che sono stati superati i 200 milioni nel mondo (e i 2,4 milioni in Italia: quasi il doppio in dodici mesi).

La potenza dello strumento è già stata vista, analizzata (e persino confutata, da alcuni tecnoscettici) in tante rivoluzioni politiche recenti. In Italia che succederà se continuerà a crescere così? Difficile dirlo. Intanto la politica sta provando a prendergli le misure: agli account storici di Nichi Vendola e Antonio Di Pietro, si è aggiunto il profilo del ministro degli Esteri Giulio Terzi che in pochi giorni ha guadagnato 10 mila followers ma soprattutto ha innovato sostanzialmente la comunicazione istituzionale. Finora l’unica novità in questo campo veniva dal deputato PD Andrea Sarubbi autore di opencamera, twit-cronaca dei lavori di Montecitorio. Con Terzi siamo in un’altra dimensione, lui twitta a raffica, è un diluvio: precisa la linea dell’Italia sulla Siria, avverte l’Iran, si congratula con l’Egitto. Mai visto un ambasciatore così. Esagera? Alle critiche ieri ha risposto con un tweet filosofico: “Credo fermamente nel ruolo di Internet per lo sviluppo, la conoscenza e la libera informazione”; il che fa il paio con quanto twittato qualche giorno fa: “Sono per la trasparenza in tutto”. Insomma Terzi è così bravo da sembrare un falso, come per esempio sono sicuramente fasulli il profilo del ministro Francesco Profumo, che tutti i giorni twitta sulla sobrietà, e quello del premier Mario Monti che chiede consiglio sulla cravatte.

Questo elenco di nomi noti potrebbe far concludere che Twitter sia una roba per vip: niente di più sbagliato. Su Twitter funziona chi ha qualcosa da dire, o meglio, chi sa come dirla; chi vuole avviare una conversazione. Ogni giorno, si scoprono sconosciuti di talento mentre tanti potenti faticano. Il papa, per esempio, che pure ha un certo seguito nella vita reale, sta ancora imparando: i tre account intestati a Benedetto XVI (due saranno probabilmente falsi), contano poche centinaia di followers. Ecco, non è un posto da messa cantata.

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