 Comunicare Italia.it: Fonte, La Stampa - Stamattina Telecom Italia non partecipa ai recuperi di Piazza Affari e lascia sul parterre di Borsa Italiana circa un punto percentuale del proprio valore dopo i tre punti e oltre di ieri. A Fastweb va ancora peggio, perché oggi il titolo della compagnia della fibra ottica perde il 3,62% contro i 9 punti di ieri. Nel frattempo le cifre delle Phun Card, le carte a pagamento per l’accesso a siti di carattere erotico che venivano utilizzate per frodare il fisco e rimpolpare i conti delle due compagnie telefoniche, si fanno impietose: il numero degli indagati è salito a 85 dopo i 56 arresti dei giorni scorsi, la truffa si inserisce in un sistema di conti correnti e asset spalmati su 24 paesi dal Delaware ad Hong Kong, dalle Isole vergini britanniche agli Emirati Arabi Uniti. Ieri, come era prevedibile l’approvazione dei conti di Telecom Italia è passata in secondo piano, prima è stato necessario parlare di Telecom Italia Sparkle, la controllata a cui sono stati sequestrati 300 milioni di euro. Franco Bernabè, l’attuale amministratore delegato del gruppo, ha sottolineato che il management di Sparkle di allora non lavora più in Telecom Italia, che Riccardo Ruggiero e Stefano Mazzitelli, insomma, non toccano più i bilanci. La situazione, però, appare ancora critica e il management di oggi ha chiesto tempo per valutare correttamente l’ordinanza ricevuta da Sparkle. Nel frattempo i risultati preliminari anticipati da Telecom Italia confermano gli obiettivi proposti dal gruppo, anche se lasciano qualche perplessità su taluni aspetti. Il fatto che il comunicato sul bilancio del gruppo cominci con l’ebitda – in calo di 44 milioni a 11,3 miliardi di euro, ma con una marginalità sui ricavi in crescita di 2,2 punti percentuali al 41,7% - ribadisce il focus di Telecom Italia sulla redditività della società. Il debito si è ulteriormente ridotto a 34 miliardi di euro. L’analisi del fatturato rivela, però, diverse cose: i ricavi domestici in calo di un altro 6,8% a 21,68 miliardi di euro con un calo dell’11,2% nel business mobile legato sia alla riduzione delle tariffe regolate che alla compressione della base clienti. In casa insomma si perde quota sia sul fisso che sul mobile e – sarà ancora colpa della congiuntura – ma il Brasile rimane l’Eldorado della crescita con un ebitda da 1,3 miliardi di euro (+9,6%): peccato che nel Sudamerica, a causa dell’ingresso nel capitale di Telefonica e dei vari intrecci di interessi che si sono creati, la presenza di Telecom Italia si stia riducendo. Al momento però i pensieri del management vanno senz’altro allo scandalo delle Phun Card e ai rischi di commissariamento, ancora vivissimi, delle società coinvolte nel giro di false fatture e caroselli. |