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Rita Fiordalisi e Massimo De Buono per i 200 anni di “Capobianco”

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Rita Fiordalisi e Massimo De Buono per i 200 anni di “Capobianco”

La Biblioteca Nazionale di Cosenza, ogni anno dal 2008, in collaborazione con l’Unione italiana ciechi ed ipovedenti onlus Cosenza, propone in occasione della giornata nazionale del Braille, (21 febbraio) una mostra bibliografica  di grande interesse culturale e storico.

A CURA DI RITA FIORDALISI E MASSIMO DE BUONO
Il 2013 la Biblioteca dedica l’esposizione bibliografica e documentaria ad un patriota risorgimentale calabrese poco conosciuto: Vincenzo Federici, di cui ricorrono i 200 anni dalla morte. L’esposizione bibliografica curata da Rita Fiordalisi e Massimo De Buono sarà corredata da schede descrittive sia in caratteri in nero che in trascodifica braille.

Partecipano all’iniziativa, oltre la Biblioteca Nazionale di Cosenza che ha promosso l’evento, l’Unione italiana ciechi ed ipovedenti onlus di Cosenza, la città di Cosenza, la Provincia di Cosenza, l’Archivio di Stato di Cosenza, il comune di Altilia,  l’associazione Brutium: calabresi nel mondo, la cooperativa ‘Teatro in note’,  l’accademia dii Pignatari .

CHI ERA VINCENZO FEDERICI?

Nasce ad Altilia nel 1772 e muore giustiziato nel 1813 a Torre Vetere, il 26 settembre 1813 (oggi piazza XV Marzo). Fin dalla prima giovinezza si avvicinò agli ideali di libertà della repubblica partenopea del 1799. Considerato un –possidente- definito in alcuni atti notarili un galantuomo, di robusta costituzione, alto con occhi chiari e capigliatura castana, ci ricorda Luigi Maria Greco, tanto che già in età precoce divenne –bianco- e questa caratteristica gli assegnò il soprannome di Capobianco. Ma se la costituzione fisica dava di lui un aspetto forte ed una tempra gagliarda, il suo carattere era propenso verso il ragionare e chi lo conosceva lo considerava come persona di giudizio. Queste sue peculiari doti di uomo rispettoso dell’amicizia, espansivo, prodigo verso i poveri, indulgente e senza alterigia verso i suoi sottostanti, mostrava, nello stesso tempo, un carattere fermo verso le offese e la sua prestanza corporea era a disposizione di chiunque subiva un torto, pronto a punire di sua mano chiunque avesse osato agire contro le regole e contro l’onestà d’animo. Quest’uomo, sposato e padre di 8 figli, scelse di combattere l’autorità francese a favore di un possibile rientro dei Borboni con l’appoggio degli Inglesi per ottenere una successiva indipendenza calabrese nella forma già applicata in Sicilia. L’animo liberale prese il sopravvento quando in paese si avviò la carboneria, per volere di Gabriele De Gotti, nipote della moglie Mariangelica, medico fisico, con conoscenze nel campo militare di Cosenza. Al De Gotti, i prìncipi carbonari erano giunti per opera di Pierre Joseph Briot, già deputato giacobino e fervente italofilo e dal luglio 1807 al settembre 1810, intendente della provincia di Cosenza. I primi nuclei carbonari erano nati sotto l’egida napoleonica, che sperava così di manovrare e controllare il popolo secondo le indicazioni di Murat, ma presto l’animo repubblicano dei suoi adepti mal tollerarono l’imperialismo di Murat e le crudeli realtà militari applicate nel Regno di Napoli dai suoi ufficiali.

Ciò che avvenne ad Altilia e nel circondario cosentino dei suoi casali, se ad una visione superficiale dei fatti potrebbero sembrare solo delle rivolte locali ad opera di ribelli, un’attenta analisi degli avvenimenti storici comprova la tesi che la carboneria calabrese per opera del Federici contribuì all’indipendenza ed alla  libertà dei territori calabresi e dell’intera nazione. Questa idea  e questi sentimenti, in un’Italia disamorata, hanno dato l’input a realizzare una mostra bibliografica che ripercorra un passaggio cardine del primo risorgimento. Una rivolta ed un uomo, un luogo che rappresenta tanti luoghi e tanti uomini morti per difendere un’ideale. Lo stesso animo che ha visto morire altri giovani nel 1844 e tanti corpi cadere per alzare la bandiera di un’Italia unita. Vincenzo Federici, un uomo difficile, un brigante, un condottiero, un guerriero. La mostra vuole proporre tutte le sfaccettature di questo carbonaro calabrese. Un personaggio poco istruito, secondo alcuni violento ed aggressivo, ma nello stesso tempo pronto a schierarsi contro tutte le sopraffazioni, questo uomo ha avuto la capacità di far convergere entro un’idea di libertà il disagio, le violenze ed i soprusi, ha avuto la forza di lottare e dare la propria vita per una speranza d’indipendenza e, mentre cadeva per mano dei francesi, la sua bocca si chiudeva ma la forza del suo pensiero volava alto nel cuore e nella mente di tanti altri divenendo la molla scatenante di quanto poi è stato il contributo dato dalla Calabria al Risorgimento italiano. Questo principio è il filo conduttore della mostra bibliografica, la fiducia in un domani migliore, la forza del diritto alla vita nelle parole di Domenico Mauro, il quale nel commentare il suo inno alla libertà, nel 1862, rivolge il suo pensiero al carbonaro calabrese « …Se non che un novello Capobianco e lo spirito del Mezzogiorno salveranno l’Italia….» .

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